Nella strada

LA STRADA

 

 

Apostolato “lungo” la strada   

Il senso della pastorale della strada trova il primo approccio comunicativo nella nostra vocazione evangelica. Il cristiano é l’aiutante di Dio nel reclutamento degli operai per la sua vigna. Non ci sono soste. Il cristiano é cristiano sempre. E poiché la maggior parte del nostro tempo (al non essere esclusivamente contemplativi e non tutti religiosi) si trascorre fuori dalle mura di casa, la pastorale “lungo la strada” acquista un significato pregnante per il nostro apostolato. Si sviluppa con una “coerenza” essenziale. Noi siamo sempre “in servizio” e sempre uguali. L’ipocrisia di chi in ginocchio sente la presenza di Dio e nella strada, nel povero, nel diverso, nel “cattivo di turno” non riesce a scorgere i lineamenti “in genesi” del Volto di Cristo, questa ipocrisia é uno dei vizi “capitali” dei nostri cristiani del secolo 21esimo. Noi non amiamo il “povero” ma “il Cristo” che vive in lui, che in lui ha posto il germe della sua presenza che aspetta di germogliare innaffiato dal

le gocce d’acqua del nostro amore e dalle lacrime della nostra preghiera. Questo amore deve essere VISIBILE e onesto, senza secondi fini che la felicitá annunciata da Cristo nel suo Vangelo, un amore lontano dal rischio di fare proselitismo (che é il rischio piú grande e piú ricorrente) e dall’autocompiacimento per la nostra capacitá di convertire i cattivi presentati poi come trofei.

Nel nostro apostolato deve emergere il nostro amore “materno, fraterno, sponsale” verso le anime che il Signore ci mette accanto. Guardiamoci da ogni forma di realizzazione personale che serve solo a mascherare il nostro vuoto spirituale. Se non c’é amore vero non ci sará neanche ascolto attento e condivisione. I “poveri” riconoscono chi li ama da chi li beneficia.

 

Apostolato “nella” strada: poveri tra i poveri

 

 

L’apostolato “nella strada” esige apostoli a tempo pieno e non solo “in servizio”, anche se fosse un ottimo servizio. É una delle forme di apostolato piú coinvolgente e trasformante per chi sente questa chiamata all’interno della vocazione alla strada; non si accontenta di uno spogliamento temporaneo ma definitivo. Viene da pensare al pellegrinaggio di san Francesco a Roma quando, arrivato davanti alle porte della Basilica di san Giovanni, scambia i suoi vestiti con un povero e comincia a chiedere l’elemosina. Fu solo per poco e fu solo l’inizio ma gli bastó per capire che per “sentirsi” povero bisogna “esserlo” davvero. La pastorale “nella strada” esige rinunciare al “travestimento da povero” per farsi povero vero e per sempre (come Francesco di Assisi). Per questo la chiamata a questa forma di evangelizzazione privilegia nella Fraternitá i Religiosi. Occorre vigilare molto peró sulla propria vita spirituale e di preghiera. Che non si trasformi anche quella facendoci perdere credibilitá nel nostro ministero! Noi non siamo “benefattori”, e nemmeno “organizzazioni sociali”, ma cristiani chiamati a far conoscere Cristo con la nostra testimonianza di vita.

Apostolato “per” la strada: le periferie della fede

L’apostolato “per la strada” é la terza “opzione” pastorale e si identifica con il termine “periferie” tanto usato nel nostro tempo dal Papa Francesco. A prima vista puó sembrare il piú semplice ma non lo é. Noi dobbiamo innanzitutto liberarci del nostro modo di pensare in ogni sfumatura “non evangelica” del pensiero. Non dimentichiamo che la nostra Regola é il Vangelo. Le nostre “armi” per l’esercizio di questa forma di evangelizzazione, sono le tre virtú teologali. Dobbiamo credere che nessun male, nessuna condizione di peccato, nessuna diofobia é irrebersibile. Dobbiamo sperare che la conoscenza del Signore Gesú, Dio Figlio del Padre, possa far prevalere il buono che c’é in ogni uomo in quanto creatura di Dio e, nel battesimo, anche Figlio di Dio. Il Battesimo non “scade” quando non si usa ma lascia un carattere indelebile, irreversibilmente indelebile, che puó e deve svegliarsi quando l’anima si reincontra con l’amore Trinitario di Dio. E se il povero non fosse battezzato…ancora in lui giace sepolto il germe del Creatore che egli riconoscerá come Padre. E infine l’amore….che con attenzione materna fascia le ferite, nasconde l’imbarazzo, condivide il pudore di un’anima che si ritrova “nuda e trasparente” al cospetto di Dio e degli uomini. Il passo piú difficile non é la “resa” a Dio, ma l’integrazione successiva nella sua Chiesa, una Chiesa che deve essere esigente ma discreta, giusta ma misericordiosa, severa ma con il sorriso del Risorto.

L’esigenza senza discrezione, la giustizia senza misericordia, la severitá senza un sorriso materno di Dio, rompe il difficile equilibrio interiore dell’uomo e lo fa “fuggire” lontano. Noi, chiamati a questa delicata forma di evangelizzazione, siamo la cerniera tra il peccatore pentito e la Chiesa Madre, il tappeto su cui camminare per passare dalla strada al cuore pulsante di Cristo nella sua Sposa, il braccio che sostiene e accompagna, le mani che stringono ma non che imprigionano in altre catene, poiché le anime guadagnate non diventano nostre, non devono camminare accanto a noi, non devono “diventare dei nostri”. Noi aggiustiamo le ali perché l’anima possa volare libera dove Dio la chiama. Non cerchiamo mai proseliti ma fratelli con cui condividere, ciascuno a suo modo, la nostra fede nel Vangelo e nella Chiesa. 

 

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