Domenica XXXIII del T.O. (B)

Mc 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

«In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

 

Ci dirigiamo verso la fine dell’anno liturgico e la liturgia ci presenta dei testi che costituiscono il discorso escatologico, cioè, riguardante le cose degli ultimi tempi.

Il vangelo di oggi comincia facendo riferimento a “quella tribolazione”, un evento ben preciso che troviamo nel testo precedente, e cioè Mc 13, 14-23: la rovina di Gerusalemme e del tempio, centro vitale per Israele e luogo della dimora di Dio fra gli uomini.

Gerusalemme fu rasa al suolo….e con lei fu raso al suolo tutto ciò che dà vita e senso al suo popolo: è la morte della speranza. […] Quei giorni saranno una tribolazione, quale non è mai stata dall’inizio della creazione, fatta da Dio, fino al presente, né mai vi sarà (Mc 13,19). A Gerusalemme e nel resto del paese morirono dalle 250.000 alle 500.000 persone….parliamo di settembre dell’anno 70 d.C. per mano di Roma con un esercito di 60.000 soldati.

Il vangelo di oggi si riferisce a questo evento del passato e ci riporta anche al tempo futuro della fine del mondo quando dice: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”. Questi due momenti chissà pensiamo non ci riguardino perché uno relegato nel passato e l’altro possibilmente in un lontano futuro…. C’è però un tempo che ci appartiene, un momento o più momenti presenti nella vita di ogni uomo: il momento della sofferenza, la notte oscura dell’anima, la croce.

Tutti sappiamo di cosa stiamo parlando: una malattia, un incidente, una crisi di fede, sentimentale, economica, la morte di una persona amata, ecc. Tutti abbiamo sperimentato di questi momenti più o meno pesanti e tutti abbiamo paura che arrivi anche per noi il momento della grande tribolazione, quel momento in cui pensiamo di non poterne più uscire fuori, dove muore la speranza, cessano le forze, dove tutto perde interesse, il sole il suo splendore e la luna il suo incanto, le stelle che prima d’ora erano immagine dell’infinito, di grandezza, di potenza, da quel momento cadono dalla loro posizione di certezza….il tutto è sconvolto!

Proprio in riferimento a quel momento Gesù vuole darci un messaggio di speranza affinché non disperiamo, affinché non rimaniamo incurvati su noi stessi ma alziamo il capo per vedere “il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria” proprio da quel cielo in cui sono scomparsi per noi il sole, la luna e le stelle. La mano tesa di Gesù arriverà a noi attraverso i suoi angeli, messaggeri fedeli della sua Parola che oggi operano attraverso la Chiesa nella persona dei suoi ministri, dispensatori della Parola e della grazia di Dio per radunare i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.Questa è infatti la missione che Gesù ha affidato ai suoi apostoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.” (Mc 16,16).

Gesù ci invita ancora ad imparare dalla natura, dalla pianta di fico, a riconoscere i segni e i tempi, esperienza che già abbiamo nel riconoscere l’arrivo di una nuova stagione. Lo spuntare dei germogli sui rami spogli del fico preannuncia l’arrivo dell’estate e c’è un’azione reciproca che dobbiamo imitare. Da una parte l’arrivo dell’estate fa sì che la pianta si risvegli e spuntino i nuovi germogli e dall’altra parte sono proprio le nuove foglie coloro che danno un volto concreto all’estate. Così anche noi quando ci troviamo sommersi nella tribolazione dobbiamo ricordarci che il Signore è vicino, è alle porte, non siamo soli, ma allo stesso tempo anche noi in quei momenti dobbiamo rispondere con la nostra fede, con il nostro “Si” alla sua venuta, come Maria, per far si che la sua presenza si faccia operante nella nostra vita e attraverso di noi anche nella vita degli altri.

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