IV DOMENICA DI PASQUA (anno B)

Gv 10,11-18

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 

          Il Vangelo di oggi possiamo definirlo come un vero e proprio “Manuale del Pastore” e non solo, ma di chiunque è chiamato alla cura amorosa verso qualcuno. Il titolo di questo manuale è: “IO SONO IL BUON PASTORE”.

          Il manuale comincia presentando la scena di cui è composta la realtà che ci circonda: ci sono pastori, lupi, pecore.

I pastori sono gli addetti a pascolare e custodire le anime, le persone….sono il papa, i vescovi, i sacerdote….ma non solo. Tutti coloro che sono stati messi a capo e responsabilità di un’altra persona, o di una famiglia, gruppo, squadra di lavoro, con scopi sociali, politici o religiosi, costoro possono, o meglio dire, dovrebbero attingere a questo manuale per poter fare un’auto analisi e domandarsi: “Sono io un buon pastore?”.

I lupi rappresentano tutti i nemici della vita, del bene, dell’anima, della persona, della società, della felicità…. Rapiscono e disperdono con l’unico fine di portare alla morte in ogni suo aspetto.

Le pecore rappresentano ogni persona creata da Dio per vivere in pienezza la sua vita terrena e camminare verso la eterna, godendo dei verdi pascoli terreni e celesti, in serenità e totale sicurezza.

          Dopo aver presentato questi tre gruppi, pastori, lupi e pecore, comincia a scendere nel profondo facendo una differenza e creando dei sottogruppi:

All’interno del gruppo “pastori” troviamo i sottogruppi “pastori buoni” e “mercenari” e ne sottolinea le abissali differenze. Stessa cosa accade con il gruppo “pecore” che vengono raggruppate in due sottogruppi: “le mie pecore” e le “pecore in generale”.

Ma andiamo nello specifico. Questo testo, questo manuale, comincia con il titolo “Io sono il buon pastore” presentando già Cristo come l’unico vero modello di pastore  da seguire e imitare. Al titolo segue direttamente una frase che racchiude in breve l’intero contenuto del manuale; spiega perchè Cristo è veramente il buon pastore e non è un’auto affermazione che fa di sé senza validi riscontri: “Il buon pastore dà la propria vita per le pecore”. Parallelamente affianca la figura del mercenario e inmediatamente lo mette fuori dall’appartenenza ai pastori proprio perché le sue attitudini non sono consone a questo ruolo.

Il mercenario è colui che svolge un’attività al SOLO SCOPO di trarne un guadagno. Gesù stesso ha affermato che chi lavora ha diritto alla sua ricompensa (cfr. Lc 10,7), ma lo spirito che ci spinge a svolgere bene, con competenza, passione, professionalità, giustizia quel lavoro deve essere una risposta alla chiamata di Dio a partecipare alla Sua opera di creazione (cfr. Gen 2,15) e l’amore verso il fratello bisognoso in cui Dio stesso vive (cfr. Mt 25, 31-46).

Nella vita ognuno di noi ha un compito, un lavoro, una famiglia da mandare avanti, i genitori da accudire in vecchiaia, persone da accudire all’interno di un’associazione. Chi ha fede sente questo come una chiamata di Dio, chi non ha fede la sente come un dovere morale, ma alla fine lo scopo è lo stesso. Quando a muoverci è il solo scopo del guadagno….e non mi riferisco solo al guadagno economico ma guadagno in senso ampio come notorietà, importanza, prestigio, successo, amore, gioia, sicurezza, salute, stima, affetto e cosí via…..al vedere minacciato anche uno solo di questi aspetti non dubitiamo a mollare tutto e fuggire perché chiusi nel nostro egoísmo e disinteressati del gregge che ci è stato affidato. Unico scopo è il guadagno e non si contemplano perdite…. Per questo il mercenario fugge alla vista del lupo abbandonando il gregge e mettendo al sicuro la propria vita. Cosa totalmente opposta fa Gesù Cristo, il buon pastore, che dà la sua vita per salvare il gregge: umanamente parlando quella di Gesù è una perdita totale in salute, gioia, sicurezza con la sua passione e morte in croce; perdita in notorietà, importanza, prestigio in coloro che credevano e speravano in lui come il liberatore di Israele ma poi rimasero delusi; perdita in affetto e amore degli apostoli che dovevano stargli accanto rimanendo svegli e pregando con Lui nel Getsemani e poi vicini sotto la croce…. ma fuggirono e lo abbandonarono….

L’essere mercenario è un aspetto presente in molti di noi più di quanto pensiamo…. Si rompe la famiglia perché non sento l’amore di una volta verso mia moglie o mio marito (…nel mio egoísmo mi domando: che guadagno ne ho?). Si lascia la vita religiosa o sacerdotale perchè non ci guadagno più quella pace e serenità di una volta, non sento la comunione con i confratelli, non ci trovo quella realizzazione, quella pienezza, entusiasmo e ci perdo la salute……..cioè, non ci guadagno più!! Voglio cambiare parrocchia, lavoro, paese, o semplicemente gruppo di amici perchè qui non mi sento valorizzato come persona e non vengono risaltati i miei talenti, mi sento messo in ombra….cioè non ci guadagno come dovrei e potrei!! Mi tiro fuori da gruppi parrocchiali o progetti sociali perchè mi assorbono tempo, energie…uno spreco più che un guadagno. Voglio vivere libero e senza legami così da prendere ciò che serve a me e solo a me…..però voglio vivere anche la carità verso l’altro, quando lo sento dentro, così da sentirmi apposto con la coscienza e sentirmi orgoglioso di me stesso (…al centro del mondo io e solo io!!).

Il buon pastore protege, conosce, guida, dedicando tutta la sua vita e la offre fino alla morte. Il mercenario non ha quel senso di appartenenza, non ha interesse ed è facile ad abbandonare.

          Per quanto riguarda le pecore anche lì abbiamo un sottogruppo che le distingue e sono “le MIE pecore”. Ciò che le distingue alle altre è una conoscenza reciproca fra pecore e pastore, paragonata alla conoscenza che il Padre ha di Gesù e Gesù del Padre. Una conoscenza única e speciale. Molti conoscevano Gesù ma solo il Padre ne conosce la vera natura. E così anche nessuno conosce al Padre perché nessuno lo ha visto. Solo il Figlio conosce il Padre perché da Lui è stato generato e con Lui ha vissuto. Non si parla quindi di una conoscenza esteriore e superficiale ma intima e totale. Così è anche la conoscenza fra pecore e pastore.

Altra caratteristica è che le SUE pecore riconoscono la voce del pastore distinguendola alla voce di un estraneo; la riconoscono come voce amica di cui fidarsi e nella fiducia ascoltano e seguono. Le pecore che Gli appartengono, anche se proveniente da recinti diversi, vivono una unione speciale, oltre che con il pastore anche fra di loro: “…diventeranno un solo gregge, un solo pastore”, quella unità della Chiesa che tanto Gesù chiede.

                Questo manuale ha una conclusione. Come in un altro testo del Vangelo di Giovanni riporta le seguenti parole: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21-26 ), così anche il testo di oggi riafferma lo stretto legame fra amore, libera adesione alla volontà di Dio e osservanza dei Suoi comandamenti.

          Ciascuno di noi esaminando la propia condotta deve calarsi in ciascuno dei ruoli presenti in questo Vangelo.

Nel ruolo delle “pecore” mi ritrovo fra quelle che Gesù definisce “le mie pecore”? ….ma non per il semplice fatto che mi piacerebbe essere dei suoi, ma piuttosto perché realmente l’amore verso Dio mi spinge a una ricerca e una conoscenza profonda di Lui? Riconosco e ascolto la sua voce che mi parla attraverso la Sacra Scrittura, la Chiesa e una retta coscienza? Cerco di mettere in pratica i Suoi insegnamenti e comandamenti? Mi sento una cosa sola con tutti i battezzati e contribuisco a costruire questa unità?

Come pastore sono mosso da un desiderio di guadagno personale o tengo a cuore il bene del “gregge” che mi è stato affidato proteggendolo e guidandolo con amore e con l’esempio donandomi totalmente?

Mi sforzo e riesco a dominare quel “lupo” che c’è in me, frutto del peccato, che scaturisce dall’invidia, dalla gelosia, dall’egoismo, dalla superficialità, dal rancore e ogni desiderio di vendetta?

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