Cronaca del ritiro della Fraternitá di Catania a Belpasso

Come si fa a descrivere quanto amore sta dietro alla preparazione di un ritiro per la Fraternità Santa Maria degli Angeli?

Come si fa a trasmettere la difficoltà di un tema arduo da trattare, le settimane di lavoro fatte di interviste, montaggi, scelte di passi biblici, e riversare anni di presenza nelle strade in un video che possa comunque sempre lasciare aperta la porta della speranza?

Come si fa a raccontare di una casa che si trasforma riempiendosi di letti e piumoni, della gioia di preparare un refettorio lungo 5 tavoli, di predisporre legna per 48 ore di camino acceso e riservare un letto perché nel cuore c’è sempre la speranza di una “sorpresa spagnola”?

È difficile far arrivare attraverso qualche riga l’impegno profuso nel preparare il tema da trattare nel modo più delicato possibile ed in modo da far passare le emozioni che si vivono; le attenzioni dedicate alla preparazione della casa e dei pasti affinché i fratelli si sentissero “a casa”; il coinvolgimento emotivo nel far vivere “Catania” così come tutti i giorni la viviamo in parrocchia, nella strada, in famiglia.

Sabato 25, ore 16:00.
Iniziano ad arrivare i fratelli. La prima tappa è il Santuario Madonna della Roccia.
Angelo racconta delle apparizioni della Vergine avvenute dall’11 maggio 1986 fino al 1° maggio 1988, una ogni primo giorno del mese. La preghiera del Santo Rosario inizia dal Tempietto, dove in una teca blindata è custodita la roccia su cui avvenivano le apparizioni, prosegue lungo la via crucis che scende verso la Grotta (luogo di rara bellezza naturale) e si conclude al cosiddetto Monte Tabor, una ripida salita che conduce ad uno spiazzo con un Cristo Redentore che domina da Nord a Sud, dal Monte Etna al porto di Catania.

Si rientra a casa per la celebrazione eucaristica. Sulla mensa il pane, l’uva, la luce, la corona del Rosario ed un bellissimo crocifisso di San Damiano. L’atmosfera di silenzio e raccoglimento fanno da autostrada alle bellissime parole di Fratel Bernardo, che durante l’omelia focalizza l’attenzione sui “tempi di Dio”: non tutte le fasi della vita sono uguali, c’è un tempo in cui si attende, uno in cui si opera, un altro in cui ci si prepara, ed ancora uno in cui si predica e poi si fa silenzio. Cristo si preparò 30 anni per poi vivere 3 anni da Re, l’unico Re che ha vinto tutto con l’amore, finanche la morte.

Arriva il momento della cena e si respira grande entusiasmo, tanta gioia che si protrae fino all’ultimo appuntamento della giornata. Mentre i bambini giocano a Monopoli in salone, Fratel Bernardo, davanti al fuoco del camino, pone delle osservazioni conclusive sul tema del primo incontro di formazione avvenuto a Piazza Armerina, Canicattini, Floridia e Catania “Servire Dio nella Chiesa”. È un invito ad una presa di coscienza, ad una maggiore responsabilizzazione personale nella certezza che la Chiesa non è semplicemente una struttura, un servizio, un ordine gerarchico, ma “la Chiesa sono io”. Il fratello che incontra me sta incontrando la Chiesa.

Domenica 26.
La notte trascorre serenamente ed alle 7:30 suona la campana…colazione pronta! Alle 9:00 tutti pronti per andare nella parrocchia di Fabio, Rossella ed Elena. Nel volto di tutti c’è incertezza, non sappiamo cosa accadrà: una parrocchia in un quartiere di prostituzione, un parroco che accoglie tutti ma non ama i segni di riconoscimento.
È l’ultima domenica dell’anno liturgico, Cristo Re. Nella parrocchia Crocifisso della Buona Morte entrano 30 magliette marroni, entra la Fraternità. Una disposizione di banchi circolare, prendiamo posto in assemblea dividendoci. Ma tutte le ansie si dissipano al primo istante quando il parroco dà il benvenuto alla “Fraternità cui fa parte Fabio”. E quanta emozione quando Rossella si alza dal proprio posto per andare a proclamare la seconda lettura. In quel momento è come se si fosse sancita l’unione di due famiglie, due realtà diverse ma che guardano lo stesso Re.
Conclusa la celebrazione i saluti del parroco davanti la porta e le impressioni dei parrocchiani. Tutto sembra sereno e così come si è cantato all’eucarestia, evocando in tutti vecchi ricordi, “Kumbaya my Lord”, veramente il Signore è “passato da lì”, rendendo lo straniero-fratello.

Si rientra a casa con un carico di gioia più che raddoppiato. Finalmente a pranzo siamo davvero tutti e dopo una breve pausa per riposare un po’, si è pronti per trattare l’argomento assegnato da Fratel Carlo alla Fraternità catanese: “la prostituzione”.
Proiettore acceso, tutti seduti, bambini con Chiara a preparare l’albero di Natale con i rotoli e la carta crespa per poi farlo diventare un delizioso calendario d’Avvento.
Inizia il video: interviste, testimonianze, luoghi, povertà. Alla fine dei 45 minuti si ha l’amaro in bocca. Sostanzialmente si tratta di storie di infanzia negata, di dignità perduta, di scelte di vita sbagliate, di responsabilità di essere madre e dover in qualche modo mantenere i figli, tutte storie sfociate nella prostituzione, un tempo facile guadagno, oggi povertà e degrado.
Il dibattito che seguirà sarà molto intenso con tanti interventi e colpisce la conclusione di Fratel Bernardo: “Sicuri che offrendo loro un lavoro cambierebbero vita?… Probabilmente NO!”, perché al di là dello stipendio quelle persone sono persone sole! Invece San Berillo è una realtà in cui questi uomini e donne si danno forza l’un l’altro, l’intervista parla di un “domani che cambierà”. Forse quel domani non arriverà, ma nell’ oggi c’è quel quartiere che è “famiglia”.

Chi riesce a cambiare vita è solo perché ha incontrato qualcuno che ha offerto loro affetto, dignità, riscatto, vita! Di certo, la domanda che ci si pone è cosa si può fare per loro; la risposta è semplicissima e la spiega Fabio: “Esserci”, niente di più. Una presenza silenziosa, costante, coraggiosa, acritica, rispettosa, rivoluzionaria, quella presenza che mi ricorda che “la Chiesa sono io” e che, come ribadisce il canto che ci ha accompagnati per tutto il ritiro, “è più bello insieme”!

Il ritiro si conclude. Saluti, abbracci ed un arrivederci a prestissimo per un Capodanno davvero tutti insieme.

Durante il rientro a casa a Catania, in macchina, non diciamo molto. Ognuno di noi assapora quanto è accaduto, medita quanto è stato discusso. Ma c’è un’immagine che non mi lascia e che forse mi aiuterà a descrivere cosa è stato per me questo ritiro….
….È venerdì sera, famiglia Grasso a Belpasso. Aurora e Vittoria, nonostante la stanchezza della giornata e la tarda ora (sono ormai oltre le 23:00), aspettano sveglie Fratel Bernardo per poi addormentarsi nel divano, Aurora con la testa nelle sue gambe e Vittoria in braccio a lui….
È un’immagine che consegna attesa, gioia, abbandono.
È l’attesa che accompagna i preparativi del ritiro, è la gioia di aver condiviso e vissuto con i fratelli, è l’abbandono nelle mani di chi ci ama: Cristo Re.

Grazie ad ognuno di voi.

Elvira.

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