Incontro di preghiera del 8 novembre a Piazza Armerina

8/11/2017
Finalmente siamo riusciti a cantare i vespri nella chiesa dei Cappuccini. Un po’ con qualche difficoltà (luce che andava e veniva) e non ancora sicuri sui toni salmodici, abbiamo guidato questa piccola fraternità-comunità.
Sono felice perché erano presenti Giusi e Mario (fam. Duminuco) e perché ha partecipato Daila (che ha anche aperto la chiesa) con suo marito. Dispiaciuta per l’assenza di Mario – Andrea e di Stefania e Filippo. Spero le prossime volte potranno essere presenti.
La piccola meditazione è stata fatta da Massimo che ha ripreso uno dei brani della domenica di qualche settimana fa: ”Il Vangelo ci dice di amare l’altro, ma io, noi siamo veramente capaci di amare l’altro? Io non sempre ci riesco e allora cosa posso fare per riuscirci? Forse posso fare una piccola cosa alla volta. E la prima cosa che potrei fare è non giudicare l’altro; il non giudicare l’altro mi porterà ad amarlo.”
Nella riflessione Massimo ha fatto anche riferimento ad un video in cui un padre e un figlio, in viaggio su un treno, avevano una gioia particolare nell’osservare tutto ciò che era aldilà del finestrino. Gli altri passeggeri si meravigliavano di questa particolare euforia e quasi li deridevano. A quel punto il padre ha spiegato che il figlio, cieco dalla nascita, era stato operato e per la prima volta vedeva tutto ciò che lo circondava. La morale che possiamo trarre da questo video è che non dobbiamo giudicare, senza sapere il vissuto dell’altro, e poi anche che non dobbiamo dare nulla per scontato e meravigliarci per tutto ciò che che ci circonda, ogni giorno (come ha osservato Gaetano).

Piera

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2 risposte a “Incontro di preghiera del 8 novembre a Piazza Armerina”

  1. Che bell’incontro di preghiera deve essere stato, semplice e profondo. E poi la bellezza di vivere con stupore le cose di ogni giorno. In realtà ogni giorno è unico e irripetibile e dovrebbe essere vissuto con quella passione e quello stupore con cui lo vivono i bambini. Quando cominciano a definire le nostre giornate routine vuol dire che abbiamo perso la capacità di stupirci e di gustare ogni momento nella sua unicità. Non solo ogni giorno è diverso dall’altro, ma anche noi oggi non siamo quelli che eravamo ieri e neanche quelli che saremo domani. L’esperienza di ogni giorno ci trasforma un po’. Guai se non fosse così, saremmo già morti dentro e il dono del tempo sarebbe sprecato.

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