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(288) BENEDETTO XVI A BERLINO
Pubblicato il 18-10-2011 di Alberto Torresani
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     A Berlino, nel corso della visita di Stato compiuta dal papa Benedetto XVI, davanti al Bundestag, il Parlamento federale tedesco presieduto dalla colossale aquila araldica che sembra indicare, almeno in questo momento, una sorta di primato politico della Germania in Europa, il papa ha pronunciato un discorso di enorme importanza proprio perché la sua patria ha conosciuto nel XX secolo il regime politico più spaventoso, da non passare sotto silenzio, se si vuole evitare di ricadere nelle spire di un potere politico estremamente efficiente, ma anche completamente separato dalla giustizia.
La preghiera di Salomone     Il Papa esordisce con un testo biblico esemplare in cui compare il giovane Salomone che, a preferenza di altri doni, chiede a Dio la cosa più importante: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male (I Re 3, 9)”. La citazione risulta perfetta e perciò, prosegue il papa, “La politica deve avere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace”. Gli antichi compendiavano tutto ciò affermando Opus justitiae pax. Il papa, grande conoscitore di sant’Agostino, può aggiungere una citazione dalle sue opere quanto mai incisiva: “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”.
L’eros della tecnica     Nel XX secolo gli uomini hanno conseguito un potere smisurato che nell’immaginario collettivo si riassume nei progressi della fisica operati da Plank e Einstein, Heisenberg e Schroedinger, Fermi e Dirac, e culminati con la fabbricazione delle bombe atomiche e nucleari, per il versante negativo. Nel versante positivo quei progressi permisero di elaborare la teoria standard in grado di unificare tutti i fenomeni dell’universo. Essa viene solitamente compendiata col termine Big Bang. Ricorrendo a questa ipotesi i fisici ritengono di spiegare la trasformazione dell’universo mediante le leggi della termodinamica giungendo fino a pochi miliardesimi di secondo dall’inizio di tutto. È stato trovato anche il residuo fossile di quel grandioso evento, captato e ascoltato da Penzias e Wilson con potenti orecchie elettroniche. Questa mirabile ipotesi è in grado di spiegare anche la formazione degli atomi e dei vari elementi, anche quelli pesanti, sempre ricorrendo alla termodinamica, con particolare riferimento alla formazione dei nuclei degli elementi pesanti, possibile solamente in presenza di temperature e pressioni di enorme entità. Anche la biologia e la genetica hanno compiuto progressi a partire dalla metà del secolo XX, con risultati che permettono la manipolazione genetica e la produzione di esseri al di fuori del seno materno, il programma previsto nel Faust di Goethe con la creazione in laboratorio di homunculus, mirante a rendere l’uomo come Dio, creatore e padrone della vita. Perciò non esagera Benedetto XVI quando afferma: “L’uomo è in grado di distruggere il mondo”. “Può manipolare se stesso”. “Può creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini”. Tutte queste possibilità sono state prese in considerazione, per esempio quando si pensa di poter clonare uomini con determinate caratteristiche, per esempio lavorare in fonderia con rumori assordanti, o compiere lavori sgradevoli come la raccolta delle immondizie, o semplicemente allevarli come donatori di organi da trapiantare per ripristinare gli organi usurati di altri uomini più ricchi, bisognosi di pezzi di ricambio.
La democrazia     Tutte queste eventualità sono prospettate come ipotesi di lavoro da sperimentare senza alcuna discussione preliminare che ne dimostri la liceità, in nome di una scienza che deve poter sperimentare tutto ciò che appaia tecnicamente possibile, invocando il principio della democrazia: se la maggioranza di chi ha diritto di voto decide in un certo modo, quella decisione deve diventare operativa senza remore di natura religiosa o metafisica, dal momento che la scienza è autonoma e risponde solamente a se stessa. A questa concezione che fa del metodo democratico, delle elezioni, una specie di assoluto cui tutti debbono inchinarsi, il Papa obietta che “Nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta nel processo di formazione del diritto”. Risulta strano che si voglia imporre il metodo democratico per stabilire la verità. Nessun fisico serio accetterebbe di sottoporre a referendum popolare le leggi della fisica: anche se il referendum abrogativo ricevesse il 90% di adesioni non sarebbe disposto a modificarle.
La resistenza a un ingiusto aggressore     Il papa non ne ha fatto menzione, ma sicuramente i suoi ascoltatori presenti nel Parlamento federale hanno pensato al colonnello Stauffenberg e al suo attentato nei confronti di Hitler il 20 luglio 1944 o ai giovani della Rosa Bianca di Monaco, congiurati per lo stesso fine, allievi di uno studioso che stava traducendo in tedesco le opere di John Henry Newman, il quale poneva in primo piano i diritti della coscienza: nessuno, tanto meno lo Stato, può decidere che cosa è vero e che cosa non lo è. Infatti, solamente la ragione naturale ben condotta può aspirare alla conoscenza della verità. San Paolo non ha imposto alcun codice di leggi per i cristiani, avendo riconosciuto alla legge romana la razionalità. Benedetto XVI ribadisce questa verità dicendo: “Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali fonti del diritto, ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio”.
Il perenne ritorno al diritto naturale     La tragedia di Sofocle Antigone affronta in modo esemplare il contrasto tra la legge positiva emanata da Creonte con l’ordine di dare sepoltura a Eteocle, negandola al fratello Polinice, da lui ucciso in combattimento, ma rimanendo a sua volta ucciso. La legge di Creonte, giusta solo in apparenza, ordina la sepoltura con onore di Eteocle perché ha combattuto in difesa della città di Tebe, e l’esposizione con disonore del corpo di Polinice sulle mura della città, perché ha combattuto contro la patria. Antigone, sorella di entrambi, decide di seppellire Polinice, nonostante il divieto di Creonte, affermando che esiste una legge scritta nel cuore di ogni uomo, che viene prima e rende invalida una legge positiva che ordinasse il contrario. Antigone viene condannata a morte, ma la sua protesta rimane esemplare per sempre. Il papa non cita Antigone, ma ricorda che “Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto naturale”. Tutti ammettono l’importanza del diritto naturale, ma poi cadono nella trappola di far prevalere il diritto positivo per poter manipolare a loro piacimento le leggi, a seconda del vento risultato dominante. Il papa aggiunge: “Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione”. Ancora una volta è san Paolo a chiarire fino in fondo questa novità epocale: “Quando i pagani, che non hanno la Legge (la Torah di Israele), per natura agiscono secondo la Legge, essi… sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalle testimonianze della loro coscienza” (Rm 2, 14 segg.). Con una certa ironia il papa Benedetto XVI aggiunge: “L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare…”. Come è nata questa situazione?
Il positivismo giuridico     Da tre secoli si ripete che tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso incolmabile e perciò dall’essere non può scaturire un dovere. Alla base di questa opinione c’è la concezione positivista di natura e ragione. Natura, secondo Kelsen, “è un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”. La conseguenza è che una concezione positivista di natura non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, bensì suscitare nuovamente solo risposte funzionali. Inoltre, per quanto riguarda la scienza, “in essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione in senso stretto”. Rimane sempre valida la nota distinzione di Kant tra fenomeno e noumeno. La scienza riguarda solamente ciò che è fenomenico e perciò misurabile, mentre Dio, l’anima immortale, la libertà sono fatti noumenici, ossia si possono pensare senza contraddizione, ma non si possono misurare e perciò non danno luogo a una scienza. Perciò bene e male, ethos e ragione sono consegnati all’ambito del soggettivo, che si può rispettare ma che non deve interferire con ciò che viene definito scientifico. Ma il Papa è convinto che “Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottocultura, essa riduce l’uomo, anzi minaccia l’umanità”.
Occorre un’ecologia umana     Il Papa protesta di non fare un discorso a favore di un partito politico qualsiasi, ma ricorda il merito degli ecologisti di aver rotto lo strano edificio immaginato dagli scientismi come assolutamente autosufficiente, senza porte né finestre che si dà da sé clima e luce senza alcuna interferenza con la realtà esterna. L’ecologia intelligente ha scoperto che terra, aria, acqua, paesaggio, alberi e animali non sono oggetti indifferenti all’azione umana. Sono beni fragili che si frantumano se impiegati senza discernimento. Come afferma Heidegger in Essere e tempo, l’uomo è un essere per la cura, ossia deve prendersi cura delle cose e prendersi cura delle persone. Gli animali non possono prendersi cura di alcunché, utilizzano ciò che è loro necessario. L’uomo deve provvedere anche al pianeta nel quale abita, perché molti uomini lo maltrattano nella feroce gara di sfruttare per primo tutte le risorse della Terra. L’ecologia buona, non quella che pratica una specie di terrorismo per allontanare la presenza dell’uomo dalla natura perché rimanga incontaminata, induce il Papa ad affermare: “Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente”. “L’uomo non crea se stesso”. “Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé”.
Hans Kelsen     Il Papa aveva già citato con una nota critica, Hans Kelsen, il grande studioso del diritto positivo, ma poi aggiunge che nel 1965, venti anni prima della morte, egli aveva abbandonato il dualismo non comunicante tra essere e dover essere. Egli aveva ammesso che le norme possono derivare solamente dalla volontà. Di conseguenza, la natura potrebbe racchiudere in sé alcune determinate norme solamente se una volontà avesse immesso nella natura queste norme. Tutto ciò presuppone un Dio creatore. Naturalmente a questo punto è lecito aspettarsi il clamore di coloro che sostengono la nascita dell’universo dal caso, per semplice accostamento di atomi avvenuto nell’infinito polverio del caos primigenio, da cui sarebbe scaturito l’ordine che noi scopriamo e descriviamo con l’aiuto della più raffinata matematica.
I diritti umani     Una delle maggiori acquisizioni del periodo successivo alla Seconda guerra mondiale è stata la scoperta che ogni uomo è portatore di diritti alla vita, alla istruzione, al lavoro, alla libertà, al rispetto da parte degli altri uomini. Molti vorrebbero estendere anche agli animali analoghi diritti in quanto esseri viventi, anche se non è sempre chiaro se tutto ciò sia proposto per ottenere l’equiparazione discendente dell’uomo giudicato niente altro che un animale, oppure una elevazione dell’animale al livello umano in forza della simpatia di molti uomini per gli animali, almeno quelli domestici. Afferma il Papa: “Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire”. Potremo concludere con la nota affermazione di Dostoevskij: “Se Dio non esiste, allora tutto diventa possibile”.
Le radici d’Europa     La cornice del Bundestag di Berlino era la più idonea per riprendere il dibattito circa le radici della cultura europea. Giscard d’Estaing e Chirac nel 2003 proposero di inserire nel progetto di Costituzione europea un accenno alle radici d’Europa, affermando che andavano cercate nell’eredità greco-latina e nel secolo dei Lumi. In mezzo non ci sarebbe stato niente. Era una visione faziosa e miope. Più correttamente avrebbero dovuto affermare ciò che ha detto il Papa nel suo forte discorso di Berlino: “La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio d’Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma”. In omaggio alla profondità della cultura del Papa e dell’apporto determinante della cultura germanica, bisogna dire che tra le radici d’Europa c’è stato l’apporto del forte soggettivismo delle rudi popolazioni germaniche che hanno ribadito i diritti della coscienza individuale e della libertà che non tollera manipolazioni. Perciò l’Europa ha quattro radici: la passione per la filosofia, per l’arte, per la scienza rigorosa dei Greci; la concezione della politica e della legge dei Romani; la rivelazione di un Dio che è amore e che vuole la salvezza di tutti gli uomini, contenuta nel messaggio cristiano; e infine la passione per la ricerca di un sapere sempre più profondo, per i viaggi di esplorazione, per la libertà espressa dalle tribù germaniche che nel crogiolo dell’alto medioevo hanno saputo accogliere le tre componenti precedenti per giungere alla sintesi della cultura del Romanticismo, da sostituire all’Illuminismo come matrice della cultura europea.
BENEDICTUS PP. XVI

di Alberto Torresani

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